20 ottobre 2015

Cibo Cultura e Identità

Quando nasci in una famiglia di meridionali, fine anni sessanta e ti trovi a immigrare al nord,

quando vivi in una famiglia che ha patito LA FAME nel vero senso della parola, 



quando poi finalmente arriva un modesto lavoro per il capofamiglia che deve mantenere moglie e tre figli, 
la tavola si può imbandire,  il cibo diventa una parte fondamentale:
rappresenta la ricchezza.

Il cibo che ci si poteva permettere era sempre "da poveri" ma c'era.

Ricordo le zampe di gallina che mia mare bruciacchiava sulla fiamma del gas prima di metterle in padella per farle col sugo...
I giorni di festa erano per il vino e la pasta fatta in casa.
 L'olio non va sprecato e lo zucchero va dosato, il pane non si butta mai "è peccato",  raffermo si usa in mille modi e le porzioni nel piatto devono essere abbondanti ma devono essere terminate, altrimenti i ceffoni che volavano.

Vietato dire non mi piace, bisogna mangiare perché quelli del terzo mondo muoiono di fame.

Quando arrivavano i parenti la domenica i complimenti più graditi erano ma che "bella cicciottella" che si è fatta tua figlia.
Certo cicciottella è sinonimo di salute e benessere.



Insomma è difficile cambiare stile di vita, tutte le volte che ci provi vai contro a tutto quello che sei che ti hanno detto di essere.

E della sua importanza ne ho risentito negli anni e penso a quanto è vero quel proverbio che dice:
"Siamo quello che mangiamo".

Anche in questo contesto si può dire che il cibo è cultura e ti identifica!

Leda

11 commenti:

  1. Ciao Leda, nordica, piemontese ma in tante cose mi ritrovo anach'io.
    Il cibo non si spreca perchè tu nel piatto ne hai e ci sono persone che muoiono di fame..
    Con il cibo non si gioca
    Non si avanza niente. Quello che è nel piatto va mangiato.
    Eccetera...
    Ancora adesso lo penso e non spreco. Si recuperano gli avanzi in modi divers. Torte salate, pasticci al forno, minestre di pane al pomodoro o pane grattuggiato per impanare le bistecche.
    Per me, è un antico modo di vivere attualissimo anche ai giorni nostri. Quando sento parlare di cibo sprecato in tivù mi viene il nervoso. Mi domando se è vero, come si fa?
    Non penso che sprecare il cibo sia un'offesa a Dio. Ma agli affamati senz'altro.
    Ciao carissima!

    ps è partita la seconda puntata del mio giochino Insieme Raccontiamo. Ti aspetto, te e le tue amiche.
    Un bacio a tutte!

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    1. Sicuramente il cibo non va buttato, ma non bisogna ingozzare!
      Anche io non spreco il cibo ma se mio figlio mi dice che non ne vuole più non lo obbligo a terminare, metto via o lo recupero in altro modo.
      Qui mi riferivo al tipo di psicologia a cui una bambina è sottoposta e che non capisce più cosa è bene e cosa no e si ritrova adolescente con un corpo che non accetta e che non la rispecchia.

      Grazie per l'invito al tuo racconto al quale non mancherò!


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    2. Purtroppo sono quegli insegnamenti che ci segnano per srmpre. Ce li ritroviamo appiccicati addosso e non se ne vanno.
      Io non mangisvo quasi nulla e quindi ke porzioni erano scarse. Nonostante questo i rimbrotti c'erano lo stesso perché queste persone venivano dalla guerra e dslla fame. Non pensavano ad amarsi.
      Ciaoooo

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    3. Purtroppo sono quegli insegnamenti che ci segnano per srmpre. Ce li ritroviamo appiccicati addosso e non se ne vanno.
      Io non mangisvo quasi nulla e quindi ke porzioni erano scarse. Nonostante questo i rimbrotti c'erano lo stesso perché queste persone venivano dalla guerra e dslla fame. Non pensavano ad amarsi.
      Ciaoooo

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    4. Ecco hai centrato il punto con la tua prima frase! Toglierseli di dosso è difficilissimo.
      E ti do anche ragione sul fatto che venivano dalla guerra...tempi difficili...ma poi non ci fu il boom economico? Forse la paura di ritornare indietro? Non so...

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  2. Penso anch'io che sprecare sia davvero un peccato, ma penso anche che se non mi avessero insegnato a mangiare così tanto ora sarei di certo più sana, perché è vero che essere troppo magri non è salutare, ma nemmeno essere cicciottelli lo è, figuriamoci poi essere obesi.
    In ogni caso w il recupero, la spazzatura mai!

    Maira

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    1. Verissimo Maira, a quanto pare sai di cosa parlo.
      Per un periodo, quando avevo i figli piccoli, per non sprecare finivo io tutti i rimasugli...per fortuna poi qualcuno mi ha detto: "Tu non sei la pattumiera che butti giù tutti gli avanzi" e ho smesso.
      Sai, erano quelle azioni inconsce che mi portavano a finire il cibo nel piatto.

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  3. Sono cresciuta anche io così, in una famiglia simile: ed è vero che è difficile cambiare da quello che si è, da quello che ti hanno inculcato di essere. Io ci ho provato in ogni modo a non essere più IO nel moto di ribellione che mi ha spinto a diciotto anni a trasferirmi per studiare nel continente, e giuro che ho lottato e ci ho sbattuto contro la testa: fino a comprendere che sono così e piaccio così e mi piaccio così, proprio perchè sono IO, IO nel modo in cui sono venuta sù, con tutti quegli ideali e quei credi, nel bene e nel male (questo in generale)...

    Sul cibo, al sud, è una lotta: abbondanza è sinonimo di benessere e serenità, fisica e mentale: ancora oggi mia nonna mi dice che sono bella solo dopo che ho i figli e dopo il parto torno con quindici chili di più: mi dice: "ora sì chi si na fimmana"... -_-

    Però è anche vero che al giorno d'oggi lo spreco di cibo è diventato un vero e proprio scempio... Basta guardare i nostri bambini: il cibo per loro è così ovvio e scontato che quasi non gli danno valore: ci vorrebbe una via di mezzo... Riuscire a raggiungerla!

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    1. Quanto tempo hai impiegato però cara Regina ad accettarti? Io ci ho messo un secolo...anzi no, perché sono ancora qui a combattere col peso alle soglie dei cinquant'anni.

      Lo spreco che non sopporto davvero è per il tipo di legge che abbiamo: vedere i contadini che devono buttare via i nostri pomodori o le arance per poterle acquistare dalla spagna oppure vedere fiumi di latte sprecati perché ne produciamo troppo, e ancora di più patisco nel vedere i supermercati che gettano via i cibi non scaduti ma ammaccati e non possono donarli ai centri sociali.

      Hai davvero ragione quando dici Che ci vorrebbe una via di mezzo, un po' di equilibrio.

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  4. Sprecare il cibo è un sacrilegio anche a casa mia.
    Così come è un sacrilegio giocarci, dire che è una schifezza, fare scenate perché una cosa non piace.
    Ero una bambina schizzinosa, non mi piaceva nulla, capisco quindi mio figlio che vede una cosa verde ed inorridisce. Ciò non toglie, però, che ci siano modi e modi per rapportarsi al cibo.
    Su questo sono intransigente.
    E' una forma di rispetto per chi di cibo non ne ha.

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    1. Esattamente Principessa, ci sono mille modi per rapportarsi.
      Io non ero schizzinosa anzi, ma mia madre le porzioni che fa ancora oggi sono impressionanti.
      Una volta dovevo stare zitta e ingozzarmi, oggi la sgrido e le dico che non fa bene tutto quel cibo e
      finalmente mi dà ragione.
      "Magra" consolazione!

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