14 ottobre 2015

#quotidieonline 003 – FACEBOOK COME INSIDE OUT


Qualche giorno fa ho letto con molto interesse l’articolo di Riccardo Manzotti su MicroMega intitolato: “Inside Out”, che fine ha fatto il liberoarbitrio? 
Una voce fuori dal coro di ovazioni all’ultima opera Disney: INSIDE OUT


Per chi non lo avesse ancora visto QUI la trama e QUI il trailer. 

Mentre leggevo l’articolo di Manzotti, che per taluni aspetti mi trova d’accordo, ho avuto questa visione:



Perché FACEBOOK dietro un display emozionale immaginato come quello conteso/condiviso dai simpatici 5 personaggi del cartone Disney? 

Se non vi va indovinare potete un leggere ad esempio questo articolo tratto da WIRED:
o questo tratto da Il Sole 24 Ore:

Ma in estrema sintesi ecco il perché della visione:

tra l’11 e il 18 gennaio del 2012 è stato condotto un test dai data scientist dell'azienda di Zuckerberg su circa 700mila persone, ignare, alle quali è stato alterato l'algoritmo che determina cosa viene mostrato nella bacheca della loro pagina FB .

Le cavie sono state suddivise in due gruppi che potremmo chiamare gruppo Gioia e gruppo Tristezza. Al gruppo Gioia sono stati mostrati per il tempo del test solo post positivi, mentre al gruppo Tristezza sono stati propinati solo post negativi. 

Il risultato di questo giochetto sembra si risolva nelle seguenti 2 rilevazioni (o rivelazioni?):

Il gruppo Tristezza ha avuto la tendenza ad abbandonare il social network
Il gruppo Gioia, al contrario, ad alimentarlo di più

''Il motivo per cui abbiamo svolto questa ricerca – giustificano in un post pubblico su Facebook gli scientist che hanno messo a punto il test - è perché ci teniamo all'impatto emotivo di Facebook e alle persone che usano il nostro prodotto''.

Che l'uso del registro emotivo sia delle regole base della manipolazione mediatica lo sanno anche i bambini (Inside Out docet): apre la porta d’accesso all'inconscio per far entrare idee, desideri, compulsioni, o indurre comportamenti e altro ancora.

Credo che il libero arbitrio che richiama Manzotti esista, se noi siamo in grado di sostenerlo.

Vale la pena di fare qualche riflessione in più sul NOSTRO TEMPO IN RETE?
Perché la rete è progresso…ma non per forza.
Il NOSTRO TEMPO IN RETE è materia pregiata per il business BIG DATA.

Come possiamo farne materia pregiata anche per noi?









 .




2 commenti:

  1. Tempo fa avevo un account su un social, il mio umore era sotto i tacchi e soffrivo anche di bassa autostima, gli amici con la quale mi circondavo erano simili a me e come dici sopra, le cose che condividevano erano molto deprimenti, tutto questo ha fatto in modo che chiudessi il mio profilo.
    Guarita io è guarito il mondo e adesso mi piace tanto circondarmi di belle cose, il mio profilo ora è allegro, alle volte sembra superficiale ma non mi importa, io sto bene!
    Grazie per il post, mi ha fatto ricordare quanto sia cambiata!

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  2. Il tempo in rete ha senso, solo se ci fa stare bene.
    Come tutte le cose in fondo.
    Ho avuto un forte periodo di rigetto l'anno scorso, ad un certo punto mi dava persino fastidio il pc.
    Però, poi, mi sono resa conto che ciò che ricevevo dagli altri era troppo grande per perderlo.
    Così sono tornata. Ho modificato un pochino le aspettative.
    E ora colgo a piene mani le opportunità che il web sa dare.
    Questo mi rende felice.

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